© Pallido, diafano/ Che nella notte riluci di latte/ E verso il tetto blu zaffiro del mondo/ Emani di suadente aulenza,/ Schiudi le tue labbra al calar del fulgore,/ Quando tutto muore. ©
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Distrazioni
Credo che prima i concerti, così come anche tantissimi altri momenti che viviamo, ce li godessimo di più....
...senza stare come adesso a pensare a filmare, fotografare, necessariamente immortalare.
Cosa bellissima questa possibilità, certo! Ma il più delle volte, parlo quantomeno per me, mi distrae dalla pura fruizione, dal puro godimento di ciò che mi circonda, dalla pura immersione fisico-mentale, dovendomi troppo concentrare su quest atto eternizzante.
E se...
...Gesù fosse nato ai tempi di Google e Facebook? XD
...Gli amici Palmipedoni mi suggeriscono che magari si sarebbe svolta così ;) :
...Gli amici Palmipedoni mi suggeriscono che magari si sarebbe svolta così ;) :
Il grande occhio ci guarda... Anche dopo il logout.
- Facebook spia gli utenti anche dopo il logout. Arriva la goffa smentita di Zuckscassalaminchia.
- Facebook ti traccia sempre.
- Facebook controlla gli utenti con la OpenGraph (introduzione Timeline).
- Facebook controlla gli utenti con la OpenGraph (introduzione Timeline).
- Facebook vi traccia e vi spia anche quando siete disconnessi: ecco come fa e come impdirlo.
- Facebook ti controlla: anche quando sei disconnesso.
- Facebook traccia le tue attività sul web! Come evitarlo?
- Facebook ti controlla: anche quando sei disconnesso.
- Facebook traccia le tue attività sul web! Come evitarlo?
- Facebook, logout impossibile. Ma il Social Network replica: è per la sicurezza degli Utenti.
- Profilo Facebook contro ogni privacy: ci spia anche in logout.
Da brivido non vi pare? Eppure non sono semplici cospirazioni antifacebook, ma dati di fatto, tant'è che il caro social network ha da qualche tempo alcuni problemi con varie organizzazioni, quali Commissione dell' Unione Europea, anti trust statunitense, Stato federale di Washington, la Germania e la Francia...
Sotto i nostri occhi ignari ed inconsapevoli, oltre che privi di senso critico o capaci di indignazione alcuna, Facebook si sta progressivamente trasformando in quello che Mark sostiene comunque apertamente. A Mark non interessa la privacy, un concetto obsoleto ed anacronistico, morto con l'EVOLUZIONE della società.
Da brivido non vi pare? Eppure non sono semplici cospirazioni antifacebook, ma dati di fatto, tant'è che il caro social network ha da qualche tempo alcuni problemi con varie organizzazioni, quali Commissione dell' Unione Europea, anti trust statunitense, Stato federale di Washington, la Germania e la Francia...
Sotto i nostri occhi ignari ed inconsapevoli, oltre che privi di senso critico o capaci di indignazione alcuna, Facebook si sta progressivamente trasformando in quello che Mark sostiene comunque apertamente. A Mark non interessa la privacy, un concetto obsoleto ed anacronistico, morto con l'EVOLUZIONE della società.
Vi riporto uno degli interessanti articoli di www.internet.liquida.it/focus che riguarda dettagliatamente questa questione:
"Il 25 settembre Nik Cubrilovic, gestore di un importante e conosciuto blog di tecnologia e falle dei social network, ha allarmato tutto il mondo con la sua eccezionale scoperta:
i cookie di Facebook permettono di tracciare tutte le nostre attività sul web anche quando non siamo connessi al social network.
Già la scorsa settimana in occasione della presentazione della nuova Timeline (o diario per gli italiani) si erano scatenate polemiche per la nuova funzione, scoperta da Dave Wine analizzando le API, che permette la condivisione di contenuti senza l’intervento umano, Facebook la chiama Frictionless Sharing, condivisione senza ostacoli, ma in realtà è una violazione bella e buona della propria privacy.
Il consiglio in quel caso è stato di effettuare sempre il logout , ma ecco che proprio su questo nasce il nuovo allarme.
Nik Cubrilovic ha infatti scoperto che anche dopo essere usciti da Facebook, il browser continua a comunicare con il social network, inviandogli tutte le pagine che visitiamo.
L’unica soluzione è eliminare tutti i cookie di Facebook ad ogni disconnessione oppure utilizzare un browser separato per le interazioni su Facebook.
Questo cosa vuol dire? che se sloggati da Facebook visitate un qualsiasi sito che ha il plugin Facebook (ad es i siti con il bottone like) Facebook viene avvertito, e quindi avrà la cronologia delle vostre navigazioni, e pensate cosa può succedere se utilizzate facebook su un terminale pubblico…. anche se effettuate il logout tutte le successive operazioni effettuate da quel terminale (da persone sconosciute) verranno attribuite al vostro Facebook.
Questo cosa vuol dire? che se sloggati da Facebook visitate un qualsiasi sito che ha il plugin Facebook (ad es i siti con il bottone like) Facebook viene avvertito, e quindi avrà la cronologia delle vostre navigazioni, e pensate cosa può succedere se utilizzate facebook su un terminale pubblico…. anche se effettuate il logout tutte le successive operazioni effettuate da quel terminale (da persone sconosciute) verranno attribuite al vostro Facebook.
Nik Cubrilovic si era reso conto del problema un anno fa e aveva inviato una mail dettagliata a Facebook il 14 novembre 2010. senza nemmeno ricevere una risposta. Stanco di aspettare ha deciso di rendere pubblico il tutto.
E finalmente una risposta è arrivata. Si tratta di Arturo Bejar, un ingegnere di facebook, che ha sostanzialmente ammesso la fondatezza delle accuse ma facendola passare per una misura altruistica, fatta per il vostro bene volta all’identificazione di spammer o di chi tenta di rubare account ad altri e in alcun modo connessa a pubblicità mirata, e che comunque i dati vengono cancellati dopo 90 giorni. (un periodo di tempo immenso su internet a mio avviso)
Quindi Facebook non vi spia ma vi tutela?!"
L’unico sistema per essere davvero anonimi quindi pare essere quello di cancellare ogni volta i cookie del browser e vuotare la cache. O usare un browser apposta per facebook, se vi interessa la cosa.
Ma noi continuiamo, visto che ci sta bene!!
Timeline da brivido
Zuckscassalaminchia lo ha annunciato da tempo: «Finita l'era della privacy» «Non ha più senso parlare di riservatezza online, le norme sociali sono cambiate». Facebook sta per fare a tutti i suoi fedeli discepoli un bel regalo di Natale, annunciato già da qualche tempo.
Pare che il 22 Dicembre vedrà l'ennesima trasformazione del caro Social Merdwork tramite un aggiornamento chiamato "Timeline", (eventualmente già disponibile) ma che in quel giorno dovrebbe diventare l'interfaccia standard per tutti gli utenti.
Pare che il 22 Dicembre vedrà l'ennesima trasformazione del caro Social Merdwork tramite un aggiornamento chiamato "Timeline", (eventualmente già disponibile) ma che in quel giorno dovrebbe diventare l'interfaccia standard per tutti gli utenti.
Non tutti hanno ancora compreso o sanno che Facebook è un progetto che ha come fine la schedatura ed il controllo di ogni essere umano, ma ora ha superato se stesso. La Timeline, infatti, ha come peculiarità la creazione di un "diario" in cui il social network chiede di specificare ogni tappa della tua vita partendo dalla data di nascita e documentare il tutto con foto, video e quant'altro con tanto di geolocalizzazione! The Big Brother is really watching you!
Viviamo in un'epoca nella quale la stragrande maggioranza degli individui è secondo il mio parere attanagliata da un grande senso di vuoto e di piccolezza... Un senso che spinge ognuno di questi individui a voler a tutti i costi affermare la propria esistenza nel mondo e urlarla, gridarla, imporla.
Tutto ciò non avviene certo solo tramite i social network per definizione, ma tutto il mondo del web è ormai un grande social network. A partire dai blog.
Voler esprimere la propria opinione, teoricamente può solo portare confronto e informazione (seppur spesso errata) ma si contribuisce comunque a fare informazione ed a confrontarsi.
Mettere in piazza se stessi, la propria intimità, la propria vita, cose che dovrebbero importare solo a chi la vita la condivide con noi e ne fa parte da vicino, a mio parere è un fenomeno sociale, antropologico, storico davvero triste ed agghiacciante.
E la gente inconsapevolmente approva tutto questo. Forse ha ragione Zuckscassalaminchia... oggi alle persone evidentemente va bene questo, questa condivisione sfrenata ed irresponsabile della propria intimità, a voler gridare al mondo intero che esiste, a dover dimostrare sempre qualcosa. Questo è ciò che mi indigna...non la salvaguardia di un concetto di privacy fine a sè stesso, come fosse per nascondere qualcosa.Anche se questo fenomeno rappresenta il presente come dato di fatto, non vuol dire che sia un fenomeno positivo o che vada scandagliato ed incoraggiato. Forse bisognerebbe invece analizzarlo e provare a risolverlo alla base, con una nuova cosapevolezza e dignità. Utopia.
Che tristezza quella che provo...
Io non ci sto.
E vi sta bene che Facebook tenga traccia dei vostri movimenti sul web anche quando non siete loggati!? Non sono supposizioni, è un dato di fatto.
A quanti questo interessa davvero?!
E vi sta bene che Facebook tenga traccia dei vostri movimenti sul web anche quando non siete loggati!? Non sono supposizioni, è un dato di fatto.
A quanti questo interessa davvero?!
«Non ha più senso parlare di riservatezza online, le norme sociali sono cambiate»
Argomenti:
/Misantropia Time,
/Modern Times,
/Social Merdwork
Zuckerberg ha detto "The age of privacy is over".
E non ha tutti i torti, lui, da attento osservatore della società.
Come dargli torto.
Facebook ha avuto dei problemi con l'anti trust statunitense, il governo federale di Washington, la Commissione dell' Unione Europea, la Germania (contro il riconoscimento facciale), la Francia (per il diritto all'oblio), ed ha anche ammesso di aver "fatto degli errori", e violato la riservatezza.
Facebook ha dunque in un'occasione promesso il massimo rispetto per la privacy. ...Anche se è noto che continui a seguire la filosofia completamente opposta.
Ma a quanti utenti interessa davvero?!
«Ormai gli utenti condividono senza problemi le informazioni personali online. Le norme sociali cambiano nel tempo. E così è anche per la privacy».Blog e social network rendono a tutti gli effetti anacronistiche le posizioni di chi vuole a tutti i costi difendere il diritto alla privacy : «Quando ho iniziato a pensare a Facebook nella mia cameretta di Harvard, in tanti si chiedevano: 'Perché mai dovrei mettere informazioni online? Perché dovrei avere un sito personale?' Poi è iniziata l'esplosione dei blog e di tutti gli altri servizi che permettono di condividere informazioni online. Le abitudini sociali evolvono nel tempo».
Ma io sottolineerei che DIPENDE DAL MODO IN CUI QUESTI STRUMENTI SI USANO.
Se la maggior parte ne usufruisce per creare la vetrina della propria normalissima e banalissima vita allora Zuckerberg ha proprio ragione!
Ma non è questa comunque una ragione valida per dire che se un fenomeno diventa la norma, allora questo fenomeno sia positivo. Al contrario, andrebbe analizzato alle sue origini, contestualizzato appunto a questa fase storica ed antropologica che ci ha portati allo stato in cui siamo ed aiutarci a riflettere su noi stessi e su dove stiamo andando a parare.
A parer mio, verso la desolazione dei valori, verso un vuoto burrone, verso un senso di comunione e di appartenenza che è in realtà solo fittizio; verso un'apparenza estrema e verso un desiderio penoso di ritagliarsi un personalissimo spazio di vana gloria e dichiarare ed imporre la propria presenza.
Il tutto in maniera non so fino a che punto CONSAPEVOLE.
Secondo il fondatore, questa evoluzione di Facebook non fa altro che rispecchiare un cambiamento avvenuto a livello sociale: "la privacy non è più avvertita come un valore da parte degli utenti".
Beeeene!!!! Ottimo così!!!! Affondiamoci le mani allora! Evviva i valori positivi!
Il suo è appunto un atteggiamento accondiscendente, se non fomentatore!!
Della serie: sfruttiamo questa predisposizione sociale, ed anzi, sviluppiamola!
"Privacy e copyright sono i due grandi animali morenti" della rivoluzione digitale, dichiara giustamente Mafe De Baggis.
Oltretutto utilizzando Facebook si acconsente (anche se praticamente nessuno lo sa) a lasciare una traccia pressochè indelebile della propria esistenza sul web.
Social network ed altri servizi web, dovrebbero eliminare i dati custoditi sui propri server dopo un certo periodo di tempo. Un modo per tutelare quel «diritto all'oblio» che in rete è sempre più a rischio.
C'è un provvedimento francese che propone l'introduzione di scadenze per i dati online su FB.
Questo è solo l'inizio (per quanto sia un processo cominciato da tempo quello della dittatura mediatica, del controllo globale) ma la cecità mentale accelera il tutto.
Porco il demonio, le norme sociali sono cambiate sì, ma il diritto alla riservatezza è sacrosanto!!
...Ma a questo punto, solo secondo pochi FOLLI.
Fonti:
E non ha tutti i torti, lui, da attento osservatore della società.
Come dargli torto.
Facebook ha avuto dei problemi con l'anti trust statunitense, il governo federale di Washington, la Commissione dell' Unione Europea, la Germania (contro il riconoscimento facciale), la Francia (per il diritto all'oblio), ed ha anche ammesso di aver "fatto degli errori", e violato la riservatezza.
Facebook ha dunque in un'occasione promesso il massimo rispetto per la privacy. ...Anche se è noto che continui a seguire la filosofia completamente opposta.
Ma a quanti utenti interessa davvero?!
«Ormai gli utenti condividono senza problemi le informazioni personali online. Le norme sociali cambiano nel tempo. E così è anche per la privacy».Blog e social network rendono a tutti gli effetti anacronistiche le posizioni di chi vuole a tutti i costi difendere il diritto alla privacy : «Quando ho iniziato a pensare a Facebook nella mia cameretta di Harvard, in tanti si chiedevano: 'Perché mai dovrei mettere informazioni online? Perché dovrei avere un sito personale?' Poi è iniziata l'esplosione dei blog e di tutti gli altri servizi che permettono di condividere informazioni online. Le abitudini sociali evolvono nel tempo».
Ma io sottolineerei che DIPENDE DAL MODO IN CUI QUESTI STRUMENTI SI USANO.
Se la maggior parte ne usufruisce per creare la vetrina della propria normalissima e banalissima vita allora Zuckerberg ha proprio ragione!
Ma non è questa comunque una ragione valida per dire che se un fenomeno diventa la norma, allora questo fenomeno sia positivo. Al contrario, andrebbe analizzato alle sue origini, contestualizzato appunto a questa fase storica ed antropologica che ci ha portati allo stato in cui siamo ed aiutarci a riflettere su noi stessi e su dove stiamo andando a parare.
A parer mio, verso la desolazione dei valori, verso un vuoto burrone, verso un senso di comunione e di appartenenza che è in realtà solo fittizio; verso un'apparenza estrema e verso un desiderio penoso di ritagliarsi un personalissimo spazio di vana gloria e dichiarare ed imporre la propria presenza.
Il tutto in maniera non so fino a che punto CONSAPEVOLE.
Secondo il fondatore, questa evoluzione di Facebook non fa altro che rispecchiare un cambiamento avvenuto a livello sociale: "la privacy non è più avvertita come un valore da parte degli utenti".
Beeeene!!!! Ottimo così!!!! Affondiamoci le mani allora! Evviva i valori positivi!
Il suo è appunto un atteggiamento accondiscendente, se non fomentatore!!
Della serie: sfruttiamo questa predisposizione sociale, ed anzi, sviluppiamola!
"Privacy e copyright sono i due grandi animali morenti" della rivoluzione digitale, dichiara giustamente Mafe De Baggis.
Oltretutto utilizzando Facebook si acconsente (anche se praticamente nessuno lo sa) a lasciare una traccia pressochè indelebile della propria esistenza sul web.
Social network ed altri servizi web, dovrebbero eliminare i dati custoditi sui propri server dopo un certo periodo di tempo. Un modo per tutelare quel «diritto all'oblio» che in rete è sempre più a rischio.
C'è un provvedimento francese che propone l'introduzione di scadenze per i dati online su FB.
Questo è solo l'inizio (per quanto sia un processo cominciato da tempo quello della dittatura mediatica, del controllo globale) ma la cecità mentale accelera il tutto.
Porco il demonio, le norme sociali sono cambiate sì, ma il diritto alla riservatezza è sacrosanto!!
...Ma a questo punto, solo secondo pochi FOLLI.
Fonti:
http://internet.liquida.it/focus
http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie
Da che lato tendono le tendenze?!
Cari ragazzi, facciamo un pò di informazione frivola.
Chi di voi è a conoscenza dell'origine dell'abitudine di portare, per stile, tendenza, i jeans belli calati anche fin sotto le chiappe a mettere in mostra la più disparata biancheria intima?
Quella che ha assunto un connotato di stile, come altre attitudini (vedi tatuaggi), trae origine da circostanze poco simpatiche o tanto meno "stilose".
Ciò che in origine si cela dietro la scelta dell'indossare pantaloni sotto il sedere è un messaggio di disponibilità SESSUALE (nello specifico omosessuale) in uso tra i carcerati, negli Stati Uniti, per passare inosservati alle guardie e non subire conseguenze.
In questo modo i prigionieri comunicavano la propria disponibilità ad essere penetrati dagli altri detenuti. Wow!
Dunque ragazzi, siete ancora convinti che questa tendenza faccia al caso vostro? =D
Se poi non ve ne frega niente e l'adottate a prescindere dal fatto che sia una moda, perchè in qualche modo rappresenta un vostro modo di essere, posso anche esser d'accordo...ma credo sia difficile trovare qualcuno che abbia una personalità davvero così spiccata...
Questo per riflettere frivolamente su quanti di noi sanno quale messaggio o storia si cela dietro la nascita di una tendenza?
Credo non ci si pensi mai, e in fondo macchè ce ne frega?! no?
La pelle estremamente abbronzata stava ad indicare che quella persona lavorava certamente i campi o svolgesse altra attività manuale ai tempi facilmente riservata a gente rozza e ignorante, mentre una pelle accuratamente protetta era sinonimo di eleganza e massima bellezza. Come cambiano i tempi!

I tatuaggi è risaputo che fossero il segno distintivo riservato unicamente a scaricatori di porto e carcerati che venivano marchiati. Gente poco raccomandabile o non propriamente elegante.
Poi siamo passati ai camionisti... e beh... ora la tendenza si è trasformata, i tatuaggi vanno bene su chiunque. Anzi più ne hai meglio è! =)
eeeh... Panta rei!
Chi di voi è a conoscenza dell'origine dell'abitudine di portare, per stile, tendenza, i jeans belli calati anche fin sotto le chiappe a mettere in mostra la più disparata biancheria intima?
Quella che ha assunto un connotato di stile, come altre attitudini (vedi tatuaggi), trae origine da circostanze poco simpatiche o tanto meno "stilose".
Ciò che in origine si cela dietro la scelta dell'indossare pantaloni sotto il sedere è un messaggio di disponibilità SESSUALE (nello specifico omosessuale) in uso tra i carcerati, negli Stati Uniti, per passare inosservati alle guardie e non subire conseguenze.
In questo modo i prigionieri comunicavano la propria disponibilità ad essere penetrati dagli altri detenuti. Wow!
Dunque ragazzi, siete ancora convinti che questa tendenza faccia al caso vostro? =D
Se poi non ve ne frega niente e l'adottate a prescindere dal fatto che sia una moda, perchè in qualche modo rappresenta un vostro modo di essere, posso anche esser d'accordo...ma credo sia difficile trovare qualcuno che abbia una personalità davvero così spiccata...
Questo per riflettere frivolamente su quanti di noi sanno quale messaggio o storia si cela dietro la nascita di una tendenza?
Credo non ci si pensi mai, e in fondo macchè ce ne frega?! no?
La pelle estremamente abbronzata stava ad indicare che quella persona lavorava certamente i campi o svolgesse altra attività manuale ai tempi facilmente riservata a gente rozza e ignorante, mentre una pelle accuratamente protetta era sinonimo di eleganza e massima bellezza. Come cambiano i tempi!

I tatuaggi è risaputo che fossero il segno distintivo riservato unicamente a scaricatori di porto e carcerati che venivano marchiati. Gente poco raccomandabile o non propriamente elegante.
Poi siamo passati ai camionisti... e beh... ora la tendenza si è trasformata, i tatuaggi vanno bene su chiunque. Anzi più ne hai meglio è! =)
eeeh... Panta rei!
Panta rei...Devo farci pace...
Le priorità sono cambiate.
I punti di vista sono cambiati.
L'arte si evolve ( o involve a seconda dei punti di vista), ma comunque cambia.
Panta rei, lo diceva Eraclito. (...Ecco una dimostrazione della pragmaticità, realtà e attuabilità della filosofia, insita nella realtà stessa. La filosofia è evidente!... ma questo è un altro discorso.)
Dicevo, forse non devo perdere di vista il fatto che le cose cambiano, alcune muoiono, ma più spesso lo fanno in parte. Forse non so accettarlo. ...No, non so accettarlo.
Ogni momento, epoca, ha i suoi lati negativi e positivi. Non devo dimenticarlo.
Seppure in tempi ormai obsoleti ci sia stato un determinato culto, ideale dell'immagine e della bellezza, avvalorata da oggetti (come i gioielli) posseduti e dalle circostanze da cui nasceva il bisogno in sè, anche allora il gioiello ad esempio non era un bene di consumo e per quanto ad una povera lavandaia sarebbe piaciuto di certo il gioiello della dama in carrozza, o del diplomatico di turno, avrebbe pensato che quelle non fossero cose per lei e che doveva riuscire a comprare il pane... Esattamente come oggi.
Il problema per alcuni tipi di beni, come i gioielli preziosi per fare un esempio, - ed ancor più quelli molto preziosi o ispirati ad uno stile classico -, è che non sono più attuali. O sono comunque cambiati per adattarsi ad abitudini diverse e situazioni diverse da quelle di un tempo. Non solo sulla produzione di massa, ma per forza di cose anche su quella destinata ad una clientela di nicchia.
Bisogna pensare a cose più pratiche e a una quotidianità diversa.
Non c'è l'esigenza, il bisogno di possedere un oggetto che mandi in estasi il nostro senso artistico, estetico o che ci faccia sentire più sicuri di noi stessi e affermi il nostro status symbol agli occhi altrui.
O meglio, mi correggo enormemente (poichè il culto dell'immagine, lo status symbol ed il bisogno di possedere oggetti praticamente non utili esiste eccome tuttoggi), questi beni sono stati SOSTITUITI da altri, nati dal cambiamento delle abitudini, degli ambienti, del Costume. E questo è un processo che non si può fermare... benchè evolva o involva, a seconda sempre del parere soggettivo.
Per quanto io appartenga alla seconda categoria di pensiero, non posso impormi su questo, nè farci nulla. Devo farci i conti.
Riuscirò mai a cedere?! ...Mi sentirei sconfitta nell'anima, andrei contro il mio senso estetico e inclinazione connaturata.
Cosa posso farci se sono un dannatissimo anacronismo vivente?!
I punti di vista sono cambiati.
L'arte si evolve ( o involve a seconda dei punti di vista), ma comunque cambia.
Panta rei, lo diceva Eraclito. (...Ecco una dimostrazione della pragmaticità, realtà e attuabilità della filosofia, insita nella realtà stessa. La filosofia è evidente!... ma questo è un altro discorso.)
Dicevo, forse non devo perdere di vista il fatto che le cose cambiano, alcune muoiono, ma più spesso lo fanno in parte. Forse non so accettarlo. ...No, non so accettarlo.
Ogni momento, epoca, ha i suoi lati negativi e positivi. Non devo dimenticarlo.
Seppure in tempi ormai obsoleti ci sia stato un determinato culto, ideale dell'immagine e della bellezza, avvalorata da oggetti (come i gioielli) posseduti e dalle circostanze da cui nasceva il bisogno in sè, anche allora il gioiello ad esempio non era un bene di consumo e per quanto ad una povera lavandaia sarebbe piaciuto di certo il gioiello della dama in carrozza, o del diplomatico di turno, avrebbe pensato che quelle non fossero cose per lei e che doveva riuscire a comprare il pane... Esattamente come oggi.
Il problema per alcuni tipi di beni, come i gioielli preziosi per fare un esempio, - ed ancor più quelli molto preziosi o ispirati ad uno stile classico -, è che non sono più attuali. O sono comunque cambiati per adattarsi ad abitudini diverse e situazioni diverse da quelle di un tempo. Non solo sulla produzione di massa, ma per forza di cose anche su quella destinata ad una clientela di nicchia.
Bisogna pensare a cose più pratiche e a una quotidianità diversa.
Non c'è l'esigenza, il bisogno di possedere un oggetto che mandi in estasi il nostro senso artistico, estetico o che ci faccia sentire più sicuri di noi stessi e affermi il nostro status symbol agli occhi altrui.
O meglio, mi correggo enormemente (poichè il culto dell'immagine, lo status symbol ed il bisogno di possedere oggetti praticamente non utili esiste eccome tuttoggi), questi beni sono stati SOSTITUITI da altri, nati dal cambiamento delle abitudini, degli ambienti, del Costume. E questo è un processo che non si può fermare... benchè evolva o involva, a seconda sempre del parere soggettivo.
Per quanto io appartenga alla seconda categoria di pensiero, non posso impormi su questo, nè farci nulla. Devo farci i conti.
Riuscirò mai a cedere?! ...Mi sentirei sconfitta nell'anima, andrei contro il mio senso estetico e inclinazione connaturata.
Cosa posso farci se sono un dannatissimo anacronismo vivente?!
Social Merdwork
Tutti lo odiano, tutti lo vogliono.
Mi chiedo, ma cosa vi lamentate a fare di quanto schifo faccia ogni nuovo ennesimo inutile aggiornamento di una piattaforma come quella del ben noto ed indispensabile Facebook, di cui da una parte mi secco anche a parlare, perchè credo che gli si dia tutti troppa importanza e mi rendo conto in questa occasione di dargliene anche io, parlandone.
...Ok diamogli questa importanza per una volta.
Da notare, dicevo, come si vedano in giro continue lamentele riguardo la chat, riguardo la visualizzazione foto, le impostazioni, la grafica, la privacy, TUTTO!
VE LO APPIOPPANO LO STESSO avete detto bene!!! Lo criticate, vi fa schifo, fanno schifo i programmatori strafatti, ma imperterriti continuate a NON POTERNE FARE A MENO.
Ora mi dico io... ma che assurdo genio del male è colui che sta dietro ad una macchina così potente? A livello socio-psico-economico-antopologico! E quali misere menti popolano questo povero maledetto pianeta?! Delle menti che a poco valgono se hanno sì la capacità di comprendere che qualcosa non gli stia bene ma di non essere capace di disfarsene? Di poter scegliere se gli piace oppure no? VI VA BENE TUTTO! Potrebbero anche incularvi, ve ne rendereste conto, lamentereste, ma imperterriti non cambiereste strada.
Per quale motivo sono tutti così inesorabilmente, irrimediabilmente incatenati, avvinghiati da un sistema che forse non gli sta neanche del tutto bene e non è fatto su misura per le proprie preferenze?
Quale magia è questa? Capace di tenere fidelizzate a sè delle menti che ammettono di non essere soddisfatte del prodotto di cui usufruiscono, senza potervi rinunciare. Ma cosa vi darà mai in cambio per tenervi così legati nonostante tutto?
Che poi lo ha detto chiaramente a proposito di privacy "Zuckscassalaminchia" che "E' finita l'era della privacy" " Non ha più senso parlare di riservatezza online, le norme sociali sono cambiate", dunque facendone uso (di FB) approvate anche questa filosofia, e FB nei suoi continui e costanti aggiornamenti si sta evolvendo sempre più verso questa direzione, fateci caso.
Ma questo è un altro argomento, e forse tornerò a dare importanza a questo fortunato ma (per me) negativo fenomeno.
Mi comincio a chiedere se questi geni di programmatori non si divertano proprio a farlo apposta. Tanto sanno di non dovervi piacere per forza. Gli rimarrete immancabilmente fedeli.
Mi chiedo, ma cosa vi lamentate a fare di quanto schifo faccia ogni nuovo ennesimo inutile aggiornamento di una piattaforma come quella del ben noto ed indispensabile Facebook, di cui da una parte mi secco anche a parlare, perchè credo che gli si dia tutti troppa importanza e mi rendo conto in questa occasione di dargliene anche io, parlandone.
...Ok diamogli questa importanza per una volta.
Da notare, dicevo, come si vedano in giro continue lamentele riguardo la chat, riguardo la visualizzazione foto, le impostazioni, la grafica, la privacy, TUTTO!
VE LO APPIOPPANO LO STESSO avete detto bene!!! Lo criticate, vi fa schifo, fanno schifo i programmatori strafatti, ma imperterriti continuate a NON POTERNE FARE A MENO.
Ora mi dico io... ma che assurdo genio del male è colui che sta dietro ad una macchina così potente? A livello socio-psico-economico-antopologico! E quali misere menti popolano questo povero maledetto pianeta?! Delle menti che a poco valgono se hanno sì la capacità di comprendere che qualcosa non gli stia bene ma di non essere capace di disfarsene? Di poter scegliere se gli piace oppure no? VI VA BENE TUTTO! Potrebbero anche incularvi, ve ne rendereste conto, lamentereste, ma imperterriti non cambiereste strada.
Per quale motivo sono tutti così inesorabilmente, irrimediabilmente incatenati, avvinghiati da un sistema che forse non gli sta neanche del tutto bene e non è fatto su misura per le proprie preferenze?
Quale magia è questa? Capace di tenere fidelizzate a sè delle menti che ammettono di non essere soddisfatte del prodotto di cui usufruiscono, senza potervi rinunciare. Ma cosa vi darà mai in cambio per tenervi così legati nonostante tutto?
Che poi lo ha detto chiaramente a proposito di privacy "Zuckscassalaminchia" che "E' finita l'era della privacy" " Non ha più senso parlare di riservatezza online, le norme sociali sono cambiate", dunque facendone uso (di FB) approvate anche questa filosofia, e FB nei suoi continui e costanti aggiornamenti si sta evolvendo sempre più verso questa direzione, fateci caso.
Ma questo è un altro argomento, e forse tornerò a dare importanza a questo fortunato ma (per me) negativo fenomeno.
Mi comincio a chiedere se questi geni di programmatori non si divertano proprio a farlo apposta. Tanto sanno di non dovervi piacere per forza. Gli rimarrete immancabilmente fedeli.
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